"Waiting for the light"... and the light is come

Se le intenzioni dell’Associazione culturale “Andar per Arte”, del suo Presidente Maria Luisa Garabelli e del Direttore Artistico della manifestazione, Giovanni Galotta, erano quelle di regalare un momento di grande piacere e di emozione, da una parte, e di proporre un evento musicale di alto profilo, il minimo che si può dire, dopo il tempo dedicato a una necessaria riflessione, è che ci sono riusciti. Infatti non si potevano scegliere titolo, giorno e intorno migliori, per il concerto “Waiting for the light”: Domenica delle Palme, Cattedrale di San Lorenzo a Viterbo.
Una domenica che nella tradizione religiosa e culturale, rappresenta il trionfo della Luce sulle tenebre, che anticipa l’altro trionfo (la Pasqua), ha avuto, nel concerto brillantemente diretto dal Mº Sesto Quatrini, la sua migliore realizzazione.

Un’ora e mezza di concerto (bis a parte) hanno fatto risuonare nello splendido scenario della Cattedrale di San Lorenzo, echi di una maestria che ha sorpreso ed entusiasmato i presenti che riempivano la navata centrale della Cattedrale e buona parte delle navate laterali. Davanti a un pubblico attento, circa 120 elementi, fra i membri della Schola Cantorum della Libera Accademia di Roma (diretta dal Mº Giovanni Gava), l’Orchestra Filarmonica Centro d’Italia del teatro Flavio Vespasiano di Rieti, (sostenuta dall’Associazione ARTeM) e i quattro eccellenti solisti, la soprano Manon Bautian (fondatrice de Les Voix Concertantes), la mezzosoprano Chiara Chialli (spesso richiesta dal grande Riccardo Muti), il basso Antonio Albore e il tenore Alberto Morucci, hanno scritto una bella pagina per gli amanti della musica. D’altra parte la scelta dei brani da interpretare non lasciava dubbi sull’obiettivo artistico del concerto: Holst (Saint Paul’s Suite), Alessandro Marcello (Concerto per oboe in Re minore), J. Williams (Cavatina dalla Sinfonia “Boston”) e, nella seconda parte la Messa da Requiem di Mozart, indicavano che non si trattava di una iniziativa qualunque, ma di un impegno di grande serietà, sia dell’organizzazione esterna, sia dei musicisti, per offrire il meglio. Se questo non fosse bastato si è voluto aggiungere la necessaria punta di rigore formale rappresentata dalla scelta (che, con tutta la modestia, ci permettiamo di giudicare ineccepibile), di voler interpretare la Messa da Requiem cosi come Mozart ce l’ha realmente consegnata (fino al “Lacrimosa”). Una scelta che ci sembra assolutamente in linea con i principi che hanno sostenuto questa manifestazione. E le aspettative non sono state deluse. Fin dal primo alzarsi della battuta del Mº Sesto Quatrini (in stato di grazia) nella Saint Paul’s Suite, si è avuto chiaro che avremmo assistito a qualcosa di, per lo meno, differente a ciò a cui si è abituati. Gli ampi gesti del Maestro invitavano tutti a godere del momento magico dell’interpretazione, del fare musica, senza per questo abbandonare mai il rigore e il rispetto per l’autore. Ne è nato qualcosa di assolutamente speciale che il pubblico ha apprezzato fin dal primo momento. Ed in effetti nel secondo brano (Alessandro Marcello), quando l’oboe di Daria de Carolis ha fatto sentire la sua voce, è risultato chiaro che anche il pubblico aveva accettato l’invito del Direttore d’Orchestra di condividere il momento del piacere, al di là delle piccole indecisioni che fanno la bellezza di un concerto dal vivo.
E nel momento in cui si è arrivati alla Cavatina (dalla Sinfonia Boston, Williams) tutti, musicisti e pubblico, hanno condiviso la parafrasi di una nota reclame pubblicitaria “la musica è un piacere, se non ti diverti, ma che musica è?”.

Però è sicuramente nella seconda parte del concerto quando si è potuto apprezzare, in tutta la sua profondità, il lavoro di preparazione, il rigore e la serietà di tutti i professionisti che sono intervenuti in questo concerto. Le prime note del Requiem hanno fatto intendere, senza intermediazione alcuna, che la lettura di uno spartito (soprattutto la lettura di una spartito incompleto) si realizza solo a partire dall’umiltà, dall’impegno, dalla capacità di avvicinarsi a ciò che l’autore ha consegnato, senza pregiudizi, né chiusure. E quando questo succede spariscono le differenze fra chi della musica ha fatto la propria professione e chi ci si dedica per il puro piacere. E nel momento dell’interpretazione si produce quel piccolo miracolo che consiste nel fatto che cento o più individualità spariscano in una unica fusione, che le sezioni di una orchestra si avviluppino fra di loro in un unico movimento che sale come una spirale di luce, regalando ai presenti la sensazione di assistere a qualcosa di magico, di unico, di irripetibile. Questo, dopo l’aspetto ludico, è ciò che l’abilità del Mº Quatrini e la professionalità di tutti gli intervenuti, ha saputo trasmettere in una interpretazione della Messa da Requiem di cui abbiamo avuto la fortuna di conoscere anche i momenti di preparazione. Sarebbe troppo lungo fare l’elenco di tutti i momenti di gran bellezza che questa interpretazione ha regalato: dalle splendide voci soliste che meriterebbero, ciascuna di loro, un articolo a parte, alla forza del Coro, dimostrata dall’impossibile (per la difficoltà tecnica) Kyrie, risolto in modo eccellente, fino ad arrivare all’apoteosico Dies Irae. Risulterebbe ingiusto commentare qualcosa per dimenticare qualcos’altro. È tutto l’insieme del lavoro che ha meritato il plauso (ampiamente dimostrato, d’altra parte) del pubblico presente, come non poteva essere altrimenti. I bis ne sono stati la dimostrazione più evidente: se dal pubblico fosse dipeso il concerto sarebbe durato molto, ma molto di più. Giusto riconoscimento a chi ancora oggi sa regalare emozioni e momenti di gran bellezza. Giusto riconoscimento, quindi, alla maestria di Sesto Quatrini e di tutti i musicisti, ma anche a chi questo progetto e questo evento ha creato: Andar per Arte, la sua Presidente Maria Luisa Garabelli, e il Direttore Artistico Giovanni Galotta.

Aspettavamo la luce e la Luce fu!

Gianfranco Pani

Letto 169 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Giugno 2018 09:21

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