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Per i più alternativi è un po’ il contraltare della cupola di San Pietro, un simbolo rivoluzionario dell’era industriale, così com’è, tutto di ferro.  
E’ il Gazometro, ma il gas dove sta?


Lo costruisce nel 1935 la Ansaldo di Genova: 3000 tonnellate di ferro, quasi 90 metri di altezzza per 63 di diametro. Di gazometri in realtà ne vennero realizzati quattro: due più piccoli, nel 1910, e poi gli altri due, fra cui quello che noi conosciamo, così grande e  misterioso. Servivano a contenere il “gas di città”, ovvero quello che alimentava i lampioni lungo le strade, e le cucine nelle case. Sarà molto più tardi, con l’arrivo del metano, che il gas verrà utilizzato per il riscaldamento.
Il gas all’inizio del ‘900 si ricavava, con un processo che si chiamava appunto “gassificazione”, dal carbone.
Il carbone arrivava dall’Inghilterra passando da Civitavecchia, e poi via fiume o ferrovia  arrivava a Roma. Il gazometro quindi non era altro che un serbatoio, del quale è rimasta solo la struttura esterna, all’interno della quale scorreva un cilindro “a telescopio”, che si alzava e si abbassava, mostrando quanto gas conteneva. Il gas era formato da una miscela di metano, monossido di carbonio, propano, butano e acetilene.
Il grande progetto della Giunta del sindaco Nathan prevedeva che questa zona lungo la via Ostiense, opportunamente vicina al Tevere (allora importante via di trasporto) e alla ferrovia, fosse destinata ad ospitare non solo lo Stabilimento del Gas, ma anche i principali “servizi tecnici”della città. E così fu. Secondo questa direttiva sorsero qui i Magazzini Generali, la Centrale termoelettrica Montemartini, i Mercati Generali, gli uffici doganali, il Consorzio Agrario, e i quartieri operai di Testaccio e della Garbatella, che  ospitavano i lavoratori delle officine.  

Dagli anni ‘60 in poi però le innovazioni tecnologiche cambiarono le caratteristiche degli impianti di produzione, e lentamente  le Officine del Gas vennero dismesse, mentre il quartiere intorno diventava un protagonista della vita notturna della città. Molti progetti attendono di essere realizzati per il riutilizzo culturale di questi complessi di archeologia industriale.
Per il Gazometro è previsto un ruolo simbolico all’interno di una “Città della Scienza” legata alla Università di Roma Tre.
Che questo progetto venga realizzato o meno, il tuo profilo ormai fa parte del panorama di Roma, vecchio amico di ferro.

Come si arriva al Gazometro?
Ci si può arrivare dalla via del Commercio, per vederlo anche da lontano, oppure (venendo dalla via Ostiense), percorrendo via del Porto Fluviale, girando a sinistra intorno al grande palazzo bianco, lungo il fiume.
Per chi volesse saperne di più:
ArchiDiAP: Gazometro- Società Romana del Gas. Filmati d’epoca sulla sua costruzione.
Francesca Targia

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